È importante evidenziare eventuale conoscenza e utilizzo di strumenti musicali, esperienze di canto e di ballo, pratica di scherma e/o di altre discipline sportive o abilità di giocoleria.
Tra gli autori di teatro c’è chi esprime un‘idea del mondo. Chi un’opinione del mondo. Chi un giudizio del mondo. Chi un sentimento del mondo. E poi c’è chi esprime – diretta mente – un mondo. Meglio: lo crea. Di questi ultimi, inarrivabile, è Shakespeare. Chi l’ha recitato lo sa. Ti ci devi mettere d’impegno, a rovinarlo. Resiste a tutto: incontinenze di vecchi tromboni; intemperanze d’avanguardia pro forma; disidratati rigori paratattici; riduzioni estive al risparmio, pompe invernali marca ministero; a rifacimenti di pedigree per star in esubero da contenitori pomeridiani; eliminate ed eliminati troppo presto da isole famose o grandi fratelli per niente fraterni; Anche al peggiore spettacolo, Shakespeare insomma sopravvive: perché a portata di mano com’è, resta inafferrabile, quanto i sogni. Dove gli attori sono spiriti che, a fine recita, dissolvono, in umanità. Work/Walk in Shakespeare non intende pertanto essere solo un seminario – o master class, o corso che dir si voglia – per acquisire nuove competenze interpretative o a perfezionarne di già acquisite. Non soltanto. È officina dove si lavora, in teoria e pratica, su Shakespeare e se ne viene lavorati; un ”work/walk in progress”, lavoro e cammino esperienziali attraverso passi e luoghi shakespeariani più o meno noti, più o meno impervi; un’immersione nelle densità di quel mondo che, come ogni stage, si propone certamente di estendere capacità e doti tecniche di ciascuno, in teoria e pratica, corpi e voci: ma spingendoli, quasi particelle elementari, nell’acceleratore di vita che Shakespeare è per elezione, fino a un’auspicabile collisione di natura contro natura da cui, persi i primitivi contorni individuali, si riesca a liberare energia imprevista, insospettata.
WiShakespeare-lab, master class estiva multidisciplina approda a Massa per il terzo anno consecutivo grazie alla sensibilità e al sostegno dell’amministrazione pubblica di Massa che ha creduto e crede, nella validità del progetto.
L’esperienza laboratoriale, aperta a tutti coloro che abbiano già avuto esperienze teatrali professionistiche o che provengano da un percorso di studi teatrali sarà divisa in 3 fasi che termineranno con una restituzione pubblica e una quarta dallo sviluppo prettamente laboratoriale
– FOOLS PARADE dall11 al 26 Luglio
– SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE dal 27 Luglio all’8 Agosto
– WALK IN SHAKESPEARE 9 Agosto
– PROPEDEUTICO_LAB dall’11 Luglio al 9 Agosto
a cura di Maurizio Donadoni e Francesca Della Monica
“Il folle pensa di essere saggio, ma il saggio sa di essere un folle.” > — W. Shakespeare, Come vi piace Chi è il Fool nel teatro shakespeariano? Non è un semplice buffone, né una figura di contorno. È l’unico a cui è concesso il lusso di dire la verità in faccia al Re, l’unico che smaschera le ipocrisie del mondo usando l’ironia, il paradosso, la musica e il gioco. Da Touchstone al Matto di Re Lear, i Fools sono i personaggi più moderni, liberi e rivoluzionari del bardo.
Questo laboratorio è un viaggio alla scoperta della nostra “follia creativa”, uno spazio protetto dove capovolgere la realtà, giocare con le parole e scoprire la potenza della comicità e della verità sul palcoscenico.
Una parata non deve essere una semplice sfilata di costumi d’epoca, ma un’invasione poetica e sovversiva dello spazio pubblico. I fools di Shakespeare non sono semplici intrattenitori, ma i detentori della verità, gli unici a cui è concesso deridere il potere e mostrare le fragilità umane.
Strutturata come un rituale di capovolgimento del mondo lascerà che i folli prendono il controllo dello spazio, guidando il pubblico in un viaggio orchestrato attraverso le canzoni più celebri del Bardo.
La performance si articola in macro-momenti itineranti, intervallati da stazioni fisse in cui l’azione drammatica e musicale si intensifica.
La musica e le canzoni originali di Shakespeare sono il motore pulsante della parata. .
FOOLSPARADE. Una camminata shakespeariana.
Oggi cammineremo insieme. Nel cuore di Massa e del più eccentrico, sregolato e irresistibile paesaggio teatrale cui Shakespeare ha dato vita: quello dei “ Fools”. Che definire semplicemente “pazzi” sarebbe fuorviante. Perché queste creature, personaggi che via via incontreremo, detengono, grazie al genio dell’ autore, il privilegio d’ un punto di vista fuori norma, capace di catturare una saggezza imprevista e non comune. Shakespeare infatti regala a questa “corte dei miracoli”, in apparenza fuori sesto, uno sguardo affettuoso e umanissimo, trasformandola da marginale in protagonista a tutto tondo. Nelle tappe di questo percorso ascolteremo il controcanto semiserio del pensiero shakespeariano più profondo, capace di restituire dignità e spessore a ciò che la società considera superfluo. Passo dopo passo, di via in via, daremo voce, tra gli altri, a elfi pasticcioni persi nei boschi, spiriti fatti d’ aria confinati nelle magie d’ un isola sperduta, becchini che filosofeggiano scavando fosse, servi furbi che si perdono in funamboliche chiacchiere con servi sciocchi, ladri matricolati e frequentatori di taverne malfamate, principi che in cerca di vendetta si fingono pazzi e vecchi re senza più regno che impazziti, non sognano se non rincorrere farfalle dorate. Un percorso a ritmo di parole e musica, monologhi e dialoghi scanditi, tra una una sosta e l’altra, dalle più belle canzoni- cantate dal vivo- tra le tante sparse nelle opere del geniale drammaturgo, inglese (ma di spiccata sensibilità italiana). Circola un’ aurea vena di follia in Shakespeare. Specchio di quella, assai meno divertente di un mondo, quello di oggi, in un delirio tale che ( forse) solo la folle stravaganza poetica d’uno Shakespeare redivivo potrebbe mitigare e redimere. Così ora ci avvieremo, tutti quanti, un passo dopo l’ altro, recitando, ascoltando, cantando: insieme, camminando. Maurizio Donadoni.
a cura di Andrea Battistini
Non c’è anno che il Sogno di una notte di mezza estate non venga rappresentato, e il pubblico ne viene sempre catturato perché fantasia, comicità e poesia si mescolano in un unicum che attrae irresistibilmente. Andrea Battistini, regista e adattatore di questa versione cala la sua idea interpretativa calandola immersivamente nel Parco della Rinchiostra di Massa dividendo in tre piani la complessa vicenda e riassumendola nella cifra del teatro nel teatro. Così, si hanno il piano della fantasia classica che vede i personaggi mitologici agire nell’Atene voluta dall’Autore; quello degli adolescenti che scoprono le pene e le gioie dell’amore, vittime dell’incantesimo di Puck, il folletto al servizio di Oberon re degli elfi, che sbaglia a versare la magica porporina negli occhi degli innamorati, in virtù della quale essi cadono negli equivoci amorosi che li vedono però maturare dopo tante lotte e sofferenze. Infine, la banda dei guitti che, usciti da un istituto per diversamente abili, si danno a recitare la famosa favola di Piramo e Tisbe sotto le guida di una volonterosa regista che si serve del teatro come cura terapeutica per gli improvvisati attori. Il tutto si snoda nell’ambiente scenico del bosco in cui avvengono vicende straordinarie, battaglie di corpi che si cercano e si respingono in preda a passione, sensi che bruciano e amori travagliati. Il bosco è luogo dell’anima e palcoscenico del “sogno” che intriga la notte, e ogni cosa avviene per sortilegio di un mago che c’è e non c’è, se non nell’immaginazione del poeta che veste il sogno di parole e fantasia, similitudini sorprendenti, fatti inauditi eppure reali: perché accadono dinanzi agli spettatori rapiti dalla realtà del teatro. Teatro evocato dai guitti che, nei meravigliosi limiti delle proprie menomazioni, lo propongono con icastica verità e sbalordita scoperta di caratterizzazioni, realizzate in moduli e dialoghi attuali, esattamente come doveva avvenire ai tempi di Shakespeare, quando il Bardo faceva recitare i suoi filodrammatici con l’ironia e la comicità grassa del popolo. Spettacolo denso di movimento, e insieme di tocchi commoventi, attraversato dalla poesia del testo che l’Autore ancora giovane scrisse occasionalmente per i festeggiamenti di un matrimonio, quindi strutturato su una rete di allusioni, ammiccamenti, sottintesi anche salaci, che oggi non riusciamo a cogliere, ma dei quali giunge la carica.
Siamo alla corte di Teseo ed Ippolita. Due voci si rincorrono come le due ombre che danzano il rito di nozze che dà l’abbrivio allo spettacolo. Poi uno squarcio di luce. Primo colpo di scena. L’incanto si rompe: irrompono Egeo, sua figlia Ermia che ama Lisandro, il promesso sposo Demetrio che la ama non riamato, il reietto Lisandro che non ha i favori del padre di Ermia, e, in disparte, la disperata Elena, che ama Demetrio, non riamata. La storia entra nel vivo. Un editto crudele condanna Ermia ai voleri del padre, la commedia viene ferita dalle leggi dell’uomo che piegano i voleri naturali dei quattro adolescenti, l’inconscio prende il sopravvento, l’irrazionale si ribella al suo opposto, lo spazio si trasforma: siamo in un ring metafisico e claustrofobico. Nel bosco della coscienza si dipanano le vicende d’amore che vedono i quattro adolescenti scoprire il desiderio, l’invidia, il rifiuto, la passione, la carne, la violenza, l’odio, ancora si fa fatica a credere che le loro urla disperate siano i suoni di una commedia. Shakespeare prepara progressivamente il proprio terreno dall’esatto rovescio, aderisce al titolo entrando dalla porta del sogno nel mondo degli umani e niente, come un sogno, può essere tutto e il suo contrario: il ring, il bosco riverbera gli echi degli spiriti che lo abitano e che lo governano anch’essi trasformati nel loro inconscio di cui addirittura prendono le forme: Teseo e Ippolita diventano Oberon e Titania, il re degli elfi e la regina delle fate, anche loro si disputano un amore ma gli effetti delle energie che sprigionano assumono l’aspetto di apocalittiche catastrofi. I loro miasmi di passione, lo scontro delle forze maschili e femminili inondano tutto e tutti. E’ così che travolgono le coscienze e gli atti dei quattro innamorati. Il genio di Shakespeare irrompe, le parole diventano musica, due nuovi strumenti a contrappunto cominciano a spostare l’evento narrato nel territorio della commedia crudele, fantastica, surreale, il maldestro elfo Puck decide le sorti dei quattro ragazzi muovendoli con i colpi beffardi delle sue malefatte. I giovani, travolti da una girandola di eventi, percorrono, loro malgrado, un vero e proprio tragitto iniziatico. Nel tempo di una notte si trasformano in una nuova forma armonica: la vita adulta. Secondo colpo di scena: nella sala irrompono alcuni improbabili attori, protagonisti di un esperimento di teatro terapia. Chissà? Lo spazio scenico li accoglie e si ribalta nella più classica struttura metateatrale shakesperiana. Si amplifica a dismisura il gioco, il teatro nel teatro si allarga anche alla platea, coinvolge gli spettatori da vicino, li travolge in una girandola di gags poetiche e divertenti. Stiamo spiando le prove di una commedia teatrale e lo sgangherato gruppo( di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” memoria) ne sono parte. La loro incapacità nell’interpretare le parole della tragedia che rappresentano sublima il percorso nel territorio della poesia assoluta. Mentre i piani continuano a mescolarsi i quattro clown ognuno di “colore” diverso prendono possesso della scena e dei cuori degli spettatori, raccontano anche loro la storia di un amore assoluto, forse l’unico a cui lo spettatore assiste.
Andrea Battistini
a cura di Andrea Battistini e Maurizio Donadoni
Itinerario vero e proprio, ad accompagnare chi intenderà camminare con noi, attraverso Shakespeare, attraverso Massa, incantevole quinta scenografica, cornice più che ideale alla poesia shakespeariana.
A cucire, un passo dopo l’altro, gli scorci più incantati della città con le parole di alcuni famosi soliloqui – da Il mercante di Venezia, Come vi piace, Riccardo terzo – e i dialoghi di altrettanto celebri scene da Amleto, Romeo e Giulietta, Otello, Re Lear, Macbeth, La dodicesima notte… Passi, reali e citati, confluenti all’imbrunire della giornata, nell’happening serale, corale e (disin)cantato di chi ancora ama la bellezza e la poesia.
Massa accoglie con autentico orgoglio la terza edizione di WiShakespeare Lab, e lo fa con la convinzione di chi sa di trovarsi di fronte a qualcosa di prezioso. Perché ospitare nella nostra città un percorso di alta formazione teatrale dedicato a William Shakespeare non è soltanto un evento culturale: è, prima di tutto, un atto d’amore per la nostra terra e per il talento che la abita.
Siamo orgogliosamente la terra dei Liguri Apuani, una comunità abbracciata dalle Alpi Apuane, una cerniera naturale tra mondi e culture. Ed è proprio questa vocazione all’incontro che WiShakespeare interpreta e rinnova: la nostra città diventa un crocevia di linguaggi, un luogo dove giovani artisti provenienti dalle più prestigiose accademie di teatro italiane si ritrovano, si confrontano e crescono insieme. È il nostro Rinascimento apuano che prende forma anche così, attraverso la bellezza, l’arte e la parola.
Desidero rivolgere il mio più sentito ringraziamento e il mio personale apprezzamento ad Andrea Battistini, docente principale e coordinatore didattico del progetto, per la passione, la competenza e la visione con cui ha saputo immaginare e far crescere questa iniziativa. Un ringraziamento che estendo con eguale stima a Maurizio Donadoni e a Francesca della Monica, Maestri di indiscusso valore che, con i loro percorsi dedicati all’artigianato dell’attore e all’azione vocale, arricchiscono il progetto di un’autorevolezza e di una profondità rare.
È anche grazie al talento di chi ogni giorno contribuisce a rendere speciale questa città che Massa può ambire a essere protagonista nel panorama della formazione artistica nazionale e internazionale.
Noi amministratori abbiamo l’obbligo di contribuire in maniera attiva alla formazione culturale delle nuove generazioni. Per questo guardo a WiShakespeare come a una possibilità unica per i giovani attori del territorio apuano: l’occasione di formarsi accanto ad alcuni dei migliori Maestri del teatro, italiani e internazionali, senza dover lasciare la propria terra, dando ai loro sogni un luogo in cui radicarsi e fiorire.
Ma questo progetto rappresenta anche una straordinaria opportunità di crescita per il nostro territorio. La sua ricaduta non è soltanto culturale: è anche sociale e professionale. Il nostro auspicio è che WiShakespeare Lab possa diventare nel tempo un vero centro di formazione professionale, capace di offrire ai giovani talenti percorsi concreti di specializzazione, occasioni di lavoro e nuove prospettive di futuro.
Gli spazi che stiamo costruendo e rigenerando a Massa nascono anche per questo: per essere luoghi aperti ai giovani, alle loro aspirazioni e al loro talento; luoghi in cui la cultura si trasformi in competenza, in opportunità e in crescita per l’intera comunità.
È con questo spirito che mi auguro, e mi impegno, affinché WiShakespeare possa diventare il nucleo di un vero e proprio polo di formazione teatrale: un punto di riferimento permanente, capace di richiamare stabilmente a Massa i migliori Maestri del teatro nazionale e internazionale e di offrire ai nostri giovani un orizzonte concreto per la loro crescita professionale e umana.
È questa la visione della Massa futura che vogliamo costruire: una città che fa della cultura la leva di una nuova stagione di sviluppo, di inclusione e di opportunità.
A tutti i partecipanti, ai docenti e agli organizzatori rivolgo il mio più caloroso augurio di buon lavoro. Sono certo che anche questa edizione saprà lasciare un segno duraturo nella vita culturale della nostra città e nel cammino di ciascuno dei giovani artisti che vi prenderanno parte.
Lo faremo, come sempre, tutti insieme.
Gli spazi che stiamo costruendo e rigenerando a Massa nascono anche per questo» dà un’impronta molto da primo cittadino, perché lega la visione culturale a una concreta politica di investimento sul territorio e sui giovani.
Francesco Persiani
Sindaco di Massa
È importante evidenziare eventuale conoscenza e utilizzo di strumenti musicali, esperienze di canto e di ballo, pratica di scherma e/o di altre discipline sportive o abilità di giocoleria.